Per un emendamento rischio scomparsa Ordine Giornalisti datato 1877. Petizione nazionale.-di Daniela Colamasi Stampa
Venerdì 12 Agosto 2011 07:56

 

Per un emendamento rischia la scomparsa l’ Ordine Giornalisti datato 1877

Petizione nazionale.

 

 

PETIZIONE NAZIONALE

sul sito http://www.giornalisticalabria.it/

 

di Daniela Colamasi

Quell’emendamento all’articolo 29 della cosiddetta Legge Finanziaria potrebbe causare un danno irreversibile alla stampa e alla informazione italiana. Il rischio è per i giornalisti che resterebbero senza alcuna tutela e l’informazione che così liberalizzata andrebbe nelle mani di chiunque che, senza esperienza o per fini non leciti, diffonderebbe notizie false senza timore d’essere censito.

La famosa tessera giornalistica che unisce i professionisti ed i pubblicisti andrebbe al macero e con lei nel dimenticatoio finirebbero i precetti deontologici che fanno capo ad articoli della Costituzione repubblicana, a quelli della legge professionale, a tutti i principi; verrebbero distrutte le ‘Carte’ come quella di Treviso, di Perugia, di Roma, sulla informazione e pubblicità, sulla informazione economica, dei doveri del giornalista, informazioni e sondaggi, il testo unico sulla privacy, l’autoregolamentazione TV e minori. I primi ad essere cancellati sarebbero i giornalisti dell’elenco pubblicisti che, anche se sottoposti ad una gavetta di due anni con articoli regolarmente retribuiti ed a un colloquio, si vedrebbero spazzati via, anche se in possesso di Laurea conseguita in una Università Statale.

A lanciare l’allarme sono molti giornalisti. In una nota Gino Falleri vicepresidente dell’OdG Lazio e consigliere nazionale della Federazione chiarisce il pericolo “Gentili colleghe e cari colleghi, come avrete letto sui giornali c’è stato un tentativo di abolire l’Ordine dei Giornalisti. Tentativo che è restato per ora soltanto un tentativo. C’è, comunque, da tenere nella dovuta considerazione un emendamento introdotto all’articolo 29 della cosiddetta legge finanziaria, che suscita non poche perplessità e potrebbe essere la chiave per mettere la parola fine alla categoria dei pubblicisti, la cui nascita è datata 1877, e che allo stato attuale costituiscono il tessuto connettivo dell’informazione. In forza dell’emendamento rimarrebbero in vita gli Ordini per i quali è previsto l’esame di Stato (cui l’esame di idoneità professionale per accedere all’elenco professionisti sarebbe assimilato). I pubblicisti, a seguito della decisione dell’Ordine di Roma, dall’ottobre 2007 sostengono solo un colloquio, osteggiato inizialmente dai consiglieri nazionali. Al momento non si ha alcuna cognizione su cosa potrà accadere nei prossimi mesi. Per ovviare a possibili nuovi tentativi sia di abolire l’Ordine dei Giornalisti che di cancellare i giornalisti pubblicisti (cosa più che possibile poiché finora non si hanno notizie di interventi ufficiali di Fnsi e CNOG) è stata redatta una petizione che si può leggere e sottoscrivere, indicando qualifiche rivestite, collegandosi con il seguente sito: www.giornalisticalabria.it. Si ringrazia per l’attenzione e si inviano cordiali saluti.”

 

I giornalisti si stanno unendo in una petizione a livello nazionale sul sito dell’Ordine dei Giornalisti di Calabria dove si trova un apposito spazio per raccogliere le firme e le motivazioni di ognuno al NO per l’abolizione. Qui si legge una presentazione di Nicoletta Giorgetti in Fnsi, Ordine dei Giornalisti che riportiamo .

Tratto dalla pagina:

http://www.giornalisticalabria.it/2010/08/02/no-all’abolizione-dell’ordine-dei-giornalisti-4/

ROMA – Liberalizzare le professioni: il Governo ci ha provato ma, al primo segnale di rivolta, ha prudentemente scelto il dietro front. La questione, però, è tutt’altro che sanata e tranquilla, specie per i giornalisti.

Perché, se è vero che il processo di riforma ha subìto una palese battuta d’arresto, per buona pace, ad esempio, di notai e avvocati, per l’Ordine dei giornalisti la faccenda non solo non si è chiusa, ma è diventata ancor più complessa e delicata. E la battaglia in difesa dell’Ordine – attenzione: Ordine, non casta – dei giornalisti, più che mai necessaria e improcrastinabile. Basta dare uno sguardo alle norme introdotte, pezze mal cucite su una falla che continua ad allargarsi, che di chiaro non hanno nulla, se non l’intento – questo sì, perfettamente riuscito – di alimentare la confusione.

“L’esistenza degli Ordini è fondamentale per garantire tutela e autonomia ai giornalisti italiani”: una motivazione, forte e chiara, messa, dunque, nero su bianco da una rappresentanza nazionale di giornalisti professionisti e pubblicisti che, sotto il peso di una scure che, a tutt’oggi, minaccia di cancellare l’Ordine e, soprattutto, i pubblicisti (un esercito di 70mila iscritti, tra collaboratori e freelance), ha deciso di dare impulso ad una petizione.

In nome dell’identità, dell’indipendenza e del giusto trattamento economico della professione.

A lanciarla, Domenico Falco (Giunta esecutiva Fnsi – Vicepresidente Odg Campania), Carlo Parisi (Giunta esecutiva Fnsi – Segretario Sindacato Giornalisti della Calabria), Ezio Ercole (Consigliere nazionale Fnsi – Vicepresidente Odg Piemonte), Gino Falleri (Consigliere nazionale Fnsi – Vicepresidente Odg Lazio), Vincenzo Colimoro (Consigliere nazionale Fnsi – Presidente Assostampa Campania), Lorenzo Del Boca (Consigliere nazionale Odg), Maurizio Andriolo (Vicepresidente vicario Inpgi), Giuseppe Gallizzi (Presidente Revisori dei Conti Odg) e Attilio Raimondi (Consigliere nazionale Odg – Sindaco revisore Inpgi).

Un’esigenza, la loro, che nasce dal timore, affatto fugato, che, dopo la pausa vacanze, qualche signore della politica torni a sferrare un nuovo attacco “diretto, da un canto, – si legge nel documento formulato dai colleghi – ad abolire gli Ordini professionali e segnatamente l’Ordine dei giornalisti, dall’altro a sacrificare gli irrinunciabili valori di indipendenza e autonomia della professione”.

Da qui l’invito, rivolto a tutti i giornalisti italiani, a far sentire la propria voce e manifestare un chiaro dissenso, firmando la petizione sul sito www.giornalisticalabria.it .

“Un gesto doveroso – fanno notare i colleghi, primi firmatari – se vogliamo tutelare la nostra professione, in tutte e due le sue componenti, professionisti e pubblicisti, che hanno pari dignità, anche rappresentativa: se si arrivasse, infatti, all’abolizione dell’Ordine e dell’esame di Stato per l’accesso alla professione, ci troveremmo in mezzo ad una giungla. Senza regole, né tutele”.

Come se i problemi che la categoria deve, ad oggi, affrontare, non bastassero.