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Scénario Musica è una rivista  che ospita saggi, approfondimenti e informazioni volti a fornire strumenti di studio nell'ambito della Storia della Canzone Italiana moderna e contemporanea,senza tralasciare altri generi e tradizioni musicali.

Compito del periodico è cogliere il carattere specifico di interpreti, autori dei testi, compositori, musicisti e direttori d'orchestra, scrittori ed editori, ma anche Istituzioni, Scuole, Conservatori auspicando una futura storicizzazione della Storia della Canzone Italiana.

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Ricordando gli anni '60,'70 e oltre la musica nel concerto del primo maggio- di Roberto Bob Tacconelli PDF Stampa E-mail
Giovedì 03 Maggio 2012 21:09

 

 

 

 

RICORDANDO GLI ANNI ’60 ’70 ED OLTRE…

Al mega concerto di Cgil Cisl Uil si fa l’occhiolino

Alla grande musica italiana e straniera

 

 

di ROBERTO BOB TACCONELLI

La parte centrale dello spettacolo ha visto l'esibizione di Marina Rei, esibizione in cui l'artista ha dato ulteriore prova delle sue ben note doti di percussionista cantando e suonando la batteria insieme alla band che accompagnava la sua performance. Il suo spettacolo è stato particolarmente ricco di colore e di un sound che ha entusiasmato il pubblico presente di tutte le età che non ha lesinato applausi e ovazioni. L'artista dopo lo spettacolo è stata estremamente disponibile con i media presenti rilasciando con la sua naturale simpatia interviste e non sottraendosi ai scatti dei fotografi presenti.

 

L'esibizione di Nina Zilli, cantante della new age italiana, accompagnata dalla sua band di musicisti di ottima levatura, ha eseguito alcuni brani del suo repertorio concludendo lo spazio a sua disposizione con una cover di Nina Simone, cantante molto amata dal pubblico dagli anni '60 in poi. Anche il concerto della Zilli ha riscosso notevole gradimento dal parte dei presenti.

Una nota particolare della serata sono stati gli spazi dell'orchestra diretta dal maestro Mauro Pagani, che ha reinterpretato con piacevolissimi arrangiamenti che non hanno fatto rimpiangere gli originali, brani che hanno rappresentato pietre miliari della musica rock anni '70.

L'orchestra coadiuvata da alcuni cantanti come Elisa, Noemi, Manuel Agnelli, Samuel dei Subsonica e dulcis in fondo Eugenio Finardi, si è cimentata con cover di non facili di brani dei Led Zeppelin, e con un “Jamping Jack Flash” blasonato brano dei Rolling Stones, interpretato da una graffiante Elisa.

Agnelli si è cimentato tra l'altro con una canzone tratta dal repertorio degli Who, e pur non avendo le doti vocali del solista degli Who ha fatto del suo meglio coadiuvato dai professori dell'orchestra che hanno saputo ben cogliere lo spirito della musica di Pete Townsend & C. Un doveroso inchino va tributato alla bravura del maestro Mauro Pagani quando si è cimentato con un brano di Jimi Hendrix in cui il maestro coraggiosamente ha sostituito l'assolo di chitarra elettrica con una indiavolata improvvisazione con il suo violino. Per un momento parecchie persone hanno temuto che preso dalla foga della musica hendrixiana terminasse l'assolo dando alle fiamme il violino, tributo ai notissimi eccessi a cui il compianto Hendrix ci aveva abituati.

Samuel dei Subsonica dopo l'esibizione del suo gruppo ha eseguito con l'orchestra di Mauro Pagani la cover di “Heroes” (1977), uno dei brani che hanno reso celebre l'eclettico David Bowie. Notevole l'esibizione di Samuel che ha saputo cogliere lo spirito di un brano non facile riuscendo a non far rimpiangere l'originale di Bowie.

 

Il cantautore Eugenio Finardi si è invece cimentato con uno dei classici di Bob Dylan “Like a Rolling Stones” dando la sua particolarissima interpretazione vocale; che onore al merito, non ha cercato neanche lontanamente di imitare l'inimitale lvoce di Dylan, ma ha fatto sua questa canzone con la maestria musicale che ha da sempre caratterizzato la sua lunga carriera di cantautore.

La “rossa” Noemi invece si è cimentata con i Beatles interpretando la cover di “Hey Jude”, ben cantata ma purtroppo carente, non per colpa di Noemi, del coro a quattro voci che l'aveva resa immortale nel repertorio della band di Liverpool..

Lo spazio di Caparezza è stato un esempio di grande istrionismo nel voler rendere ancor più palese il simbolismo dei testi delle canzoni di protesta, in modo da fugare nel pubblico eventuali dubbi sui temi che Caparezza voleva sottolineare nella sua esasperata satira sociale. La scenografia estremamente efficace ha riscosso un grande plauso da parte del pubblico che ha ballato e saltato per tutta la durata del suo show, perchè di show si è trattato, definirlo concerto sarebbe estremamente riduttivo non rendendo piena giustizia all'artista. Ascoltandolo mi è balzata in mente una considerazione: negli anni '60 sicuramente Caparezza sarebbe stato boicottato e simbolicamente “gambizzato” dalla una critica bacchettona e baciapile che ha silurato tanti cantautori che dissertavano sui problemi sociali dell'epoca, problemi che paragonati a quelli che affliggono il mondo di oggi erano veramente piccoli, ma sentiti a pelle dai giovani contestatori dell'epoca; quanti cantautori di livello sono stati costretti a cambiar mestiere pur di non sottostare alla pressione di una TV di Stato continuamente sottoposta ad interrogazioni parlamentari perchè delle ballerine mostravano le gambe o l'ombelico, e cantautori che nelle loro liriche denunciavano gli orrori della guerra e del razzismo, artisti che osavano presentarsi alle manifestazioni con i capelli lunghi … che scandalo!

I Subsonica hanno iniziato il loro spazio con una cover dei Matia Bazar “Per un'ora d'amore” eseguita con armonie dolci rendendola piacevolissima all'ascolto, poi hanno seguito brani di repertorio che i presenti hanno seguito cantando e ballando dimostrando che il successo che la band sta riscuotendo non è del tutto immeritato. La loro musica è un esempio della corrente new progressive che coraggiosamente alcuni gruppi del panorama musicale degli anni duemila seguono con determinazione, riscuotendo ampi consensi da parte del loro pubblico.

 

 

 

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